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Lotta “tra poveri” sui social, con la caccia ai colpevoli. In realtà proprio queste divisioni dell’ambiente hanno agevolato il modus operandi di chi, oggi, è l’unico responsabile di questa situazione vergognosa. Stasera contestazione, ma i principali attori di questo film saranno altrove.

Quello che doveva essere il giorno della verità e della ripartenza si è trasformato in un incubo. E in questo momento è necessario che tutti si assumano le proprie responsabilità, magari facendo fronte comune senza prendersela con quello o con quell’altro personaggio. Perchè una cosa deve essere ben chiara: se la Salernitana viene danneggiata soffrono tutti, indistintamente. Ma fino a quando si ragionerà con gli slogan dei social, chiunque verrà a Salerno si sentirà libero di agire indisturbato e fare i comodi propri. Perchè queste spaccature hanno alimentato ciò che stiamo vedendo oggi e che, purtroppo, rischia di minare il futuro della nostra squadra del cuore. Nella migliore delle ipotesi si giocherà il campionato di A con tante possibilità di retrocedere e scarse risorse da investire sul mercato, anzi si rischia di perdere i pochi giocatori della rosa che si sono dimostrati all’altezza della categoria. Non ci meraviglierebbe se Ribery, ad esempio, non se la sentisse di chiudere una carriera mostruosa con una serie B assodata a fine febbraio.

Del resto le parole del tecnico Colantuono e l’atteggiamento generale assunto da un mese a questa parte sanno tanto di resa anticipata. Le responsabilità, dicevamo. Nessuno se ne sottragga. I famosi disponenti, consapevoli ci fosse una regola da rispettare. Era nel loro diritto tutelare gli investimenti fatti, e chi continua a fare i conti degli altri dimenticando che il calcio nostalgico dei Rozzi e degli Anconetani è finito vive davvero su un altro pianeta. Ma oggi la Salernitana è ostaggio di cavilli burocratici di ogni genere, tali da scoraggiare quei – pochi – potenziali compratori che, ora, hanno il coltello dalla parte del manico e aspetteranno la retrocessione per proporre una cifra irrisoria e ripartire dalla categoria inferiore. Anche questo legittimo, ci mancherebbe. Ma nessuno pensi che la Lega A e la FIGC facciano un favore concedendo una proroga, che i tifosi presumibilmente non accetteranno come testimoniato dalle tante minacce di diserzione che si leggono dappertutto. Il “papocchio” lo hanno combinato anche loro, negando in tempi di crisi ad un imprenditore ricco di proseguire la sua esperienza nel calcio perchè imparentato con il presidente di un’altra squadra.

Oggi una esclusione significherebbe ricorso e richiesta di risarcimento danni milionaria, non solo da parte di Lotito e Mezzaroma. E, anzi, la proroga va contro gli interessi di Lotito, costretto non solo a mettere da parte eventuali intenzioni bellicose ma anche ad incassare pochissimo dalla vendita futura. La piazza, naturalmente esasperata, mollerà la presa e, conoscendo la civiltà del popolo granata, siamo certi che ogni forma di protesta sarà fatta con intelligenza e correttezza: stasera ci saranno famiglie e bambini sugli spalti e una partita di calcio non deve trasformarsi in altro, per quanto l’amarezza e la tristezza siano sentimenti vivissimi nel nostro cuore. Guardare avanti con ottimismo è ormai esercizio impossibile, anche per chi raccontava di società già venduta e poi ha spostato il tiro su altri argomenti demagogici.

Ma ora non è il momento del tiro al piccione o del tutti contro tutti, appello che sappiamo si perderà nel vuoto. C’è un bene collettivo da tutelare che non è la categoria, ma la maglia granata, la sua storia e l’onore dei veri tifosi. I settemila di Roma ma soprattutto i 15 di Selargius. E, se necessario, intervenga anche il Governo per esprimersi su una querelle destinata a fare giurisprudenza. Domani arriva l’Inter, in altri tempi si respirerebbe già da ore un clima meravigliosamente coinvolgente. Invece la partita passa in ultimo piano, con l’incubo serie D e la prospettiva di fare la A in modalità “lenta agonia”. Tutto questo si poteva evitare, ma è evidente non ci fosse poi tutta questa fila dietro la porta. Del resto basti ricordare quali nomi si accostarono al club quando, in D, valeva pochi spiccioli. La speranza di una svolta è l’ultima a morire, è chiaro, ma è passato un girone e questa serie A è stata un autentico calvario. In fondo era meglio che Tutino, quel maledetto rigore, lo avesse calciato alle stelle…